“Questo regime finisce con Khamenei”. Il religioso iraniano dissidente intervistato da Radio Zamaneh

L’ayatollah Hossein Ali Montazeri è una della maggiori autorità nella giurisprudenza sciita, detenuto per molti anni a causa della sua opposizione all’attuale corso della Repubblica Islamica. In un’intervista con Serajaddin Mirdamadi mette in guardia contro la tendenza a prendere decisioni politiche in nome del Dodicesimo Imam (o Mahdi, Imam nascosto, figura chiave della teologia sciita, ndr).
Ayatollah Montazeri, dati l’attuale atmosfera e il governo in carica, è diventato molto frequente assumere posizioni in nome dell’Imam nascosto per fini politici. Secondo alcune fonti, in alcune riunioni del governo ci sarebbe addirittura una sedia vuota e un piatto per l’Imam nascosto. Cosa pensa di tutto questo?
Se quello che lei racconta fosse vero, la gente smetterebbe di credere all’Imam nascosto e ad altri aspetti della religione e questo sarebbe sbagliato. Ho detto spesso che all’epoca dello Scià, qualunque cosa facessero – e hanno fatto molte cose sbagliate - non lo facevano in nome della religione e la religione non era usata per altri scopi. Oggi, purtroppo, la gente è arrestata e minacciata in nome della religione e in nome dell’Islam e questo fa sì che oggi i giovani siano sospettosi nei confronti dell’Islam e della religione. Lo stesso vale per il Dodicesimo Imam. Non è giusto usare il suo nome in questo modo. Ho persino sentito qualcuno dire di prepararsi ad accogliere il Mahdi. Tutto questo è sbagliato. Produce sentimenti negativi verso l’Imam e danneggia persino la loro fede.
Alcuni giuristi come l’Ayatollah Meshkini hanno detto che la lista dei parlamentari è stata compilata dal Dodicesimo Imam o dall’Ayatollah Mesbah e altre figure del clero hanno sostenuto questa tesi.
Meshkini e Mesbah sono infallibili? Quello che loro decidono è definitivo per noi? Non sono infallibili e quello che fanno non è necessariamente corretto. Persino loro possono fare errori.
A proposito, il governo sta promovendo la moschea Jamkaran (moschea vicino a Qom, il luogo dove si crede riappartirà il Dodicesimo Imam)…
Questo ci riporta a quanto dicevo prima. Usare temi religiosi per certi scopi è sbagliato.
Cosa ne è dei luoghi e delle sedi che erano di suo padre fino a che morisse, come le moschee Hosseiniyyas?
Sono dieci anni che la nostra moschea è stata chiusa.
Nessuna delle vostre sedi è stata riaperta?
Il nostro ufficio a Mashad è chiuso. “Perché?”, abbiamo chiesto. Ci hanno detto che la chiave è stata mandata a Teheran, sebbene l’immobile sia registrato a nome della moglie di mio figlio Ahmad. Ma non hanno altre scuse. Nell’ufficio ci sono molti libri che avevamo raccolto, la gente sarebbe potuta venire a leggerli. Ma è tutto chiuso. Avevamo un ufficio a Esfahan che è stato aperto per un paio d’anni. Era un ufficio per studenti religiosi e cose del genere. Poi Ali Razini ha dato ordine di vendere i locali in quanto proprietà della Corte Speciale. Come è stato autorizzato? Non ne ho idea. Anche quell’ufficio ora è chiuso. La moschea che abbiamo qui a Qom è stata chiusa per dieci anni. Gli uffici a Mashad e Esfahan sono stati confiscati.
Ci sono suoi sostenitori in prigione al momento?
Sì, certo, ce ne sono diversi. Hadi Ghabel è in prigione, ma con quale accusa? Chi ne ha autorizzato l’arresto? Un regime che non tollera le idee di Hadi Ghabel o Emadaddin Baghi non può essere definito un regime islamico. Li hanno incarcerati senza una ragione. Abbiamo scritto una lettera in cui raccontiamo i fatti. Hanno entrambi un passato rivoluzionario, sono stati in prigione sotto lo Scià, hanno partecipato a tantissime attività e non c’è alcun motivo di arrestarli. Ricordo che quando eravamo in carcere Lahouti ci raccontò che un giorno a Rasht (città del nord dell’Iran, ndr) arrivarono i giornali. Erano una novità assoluta per Rasht e la gente non sapeva come leggerli. C’era una persona che leggeva le colonne in modo orizzontale a gruppi di 30-40 persone. Quando la frase non aveva alcun senso, qualcuno diceva: “Ma che vuol dire?”. E lui rispondeva: “Non lo so. Sono cose della politica di Teheran!”. Ora noi siamo costretti a dire lo stesso. Non abbiamo alcune idea ci cosa significhino certe decisioni. Le promesse fatte da Khomeini al popolo non corrispondono a quello che stanno facendo questi signori. La politica a Teheran..
Ma negli insegnamenti religiosi si dice spesso che l’oppressione non durerà. Lei crede che questa oppressione finirà?
Dopo tutto, nessun governo è eterno. “Lo Stato può sopportare l’eresia, ma non può sopportare l’oppressione”.
Ma dura da così tanto tempo.
No, non durerà. Siamo troppo esasperati, non durerà. Nei miei scritti sostengo che “il governo del giureconsulto”, così come questi signori lo intendono, è cominciato con l’Imam Khomeini e finisce con questo signore (Khamenei, ndr). Dopo di lui, questo sistema non avrà più alcuna credibilità.
traduzione dall'inglese di Antonello Sacchetti
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Seyyed Serajaddin Mirdamadi
28/04/2008
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