Vendette e punizioni. Un fenomeno terribile diffuso in Pakistan e Bangladesh

Rifiutare una proposta di matrimonio, scegliere un marito contro il volere dei genitori o chiedere il divorzio sono solo alcuni dei motivi per i quali in Pakistan e in Bangladesh una donna rischia di essere sfigurata con l’acido. Le vittime hanno dai 12 ai 27 anni e vengono aggredite per lo più da mariti, fidanzati e membri della famiglia. Il fenomeno si è diffuso nei primi anni Ottanta e ultimamente si sono registrati casi anche in Afghanistan e in alcuni paesi del Medio Oriente. La polizia si rifiuta di intervenire e il più delle volte i reati restano impuniti perché lo Stato protegge gli aggressori. Le donne colpite sono spesso abbandonate dalla propria famiglia ed emarginate dalla comunità d’origine. Dal punto di vista medico, in Bangladesh mancano strutture adeguate, perché soltanto nella capitale Dacca esiste un ospedale con un reparto per grandi ustionati in grado di prestare le cure dovute. Il trattamento è comunque lungo e costoso: in un anno e mezzo, la paziente deve compiere dalle 6 alle 7 operazioni facciali e per alcune di queste donne sfigurate sono necessari anche 30 interventi. In poche possono permettersi cure così lunghe.
Effetti dell’acido
L’acido solforico è un liquido corrosivo che in Bangladesh si trova facilmente in commercio a basso costo. Si utilizza per le batterie delle auto. Basta un bicchiere in pieno viso e il tessuto della pelle viene divorato in un istante. I danni funzionali sono permanenti. Spesso si perde la vista, il capello non ha più alcuna possibilità di crescere e ne è condizionato il movimento facciale (per anni sono costrette ad alimentarsi di liquidi per mezzo di una cannuccia). L’acido può penetrare fino alle ossa, intaccando i muscoli. A volte la sua azione devastante continua nel tempo e se gli interventi non sono immediati, in alcuni casi le vittime muoiono. Alcune tentano il suicidio.
Tradizione e cultura
Il Bangladesh è influenzato da una cultura che stenta a progredire poiché rifiuta la modernizzazione. Le donne che hanno cercato di ribellarsi alle regole imposte dalla tradizione sono state condannate a subire una punizione. Il primo caso documentato di aggressione con l’acido risale al 1967 quando una giovane venne colpita da un pretendente perchè la madre non accettò la proposta matrimoniale dell’uomo. Nel 2002 le donne colpite sono state 485. Il fenomeno ha preso una piega più ampia. Si utilizza l’acido per risolvere le controversie tra le famiglie, per ottenere un terreno o una proprietà e per contrasti politici ed economici. La maggior parte degli attacchi avviene nelle periferie, tra la gente povera. La donna non può respingere le attenzioni di un uomo, perché il rifiuto viene visto come un insulto alla sua famiglia. Non ha diritto a possedere nulla. E quando subisce questi attacchi, perde anche la possibilità di sposarsi.
Il Pakistan è un Paese islamico fortemente tradizionalista. E’ il luogo in cui si commette il più alto numero di violenze contro le donne (oltre il 90 per cento delle denunce riguarda violenze contro la popolazione femminile). La donna è considerata una merce di proprietà, sottomessa agli uomini di famiglia. Come i bambini, viene sfruttata e maltrattata ogni giorno. Non esiste tutela per le vittime e un’alta percentuale dei crimini rimane impunita.
Interventi
Nel 1979 il governo del Bangladesh sottoscrive la Convenzione Onu per eliminare ogni forma discriminatoria contro le donne, ma il trattato non produce grandi cambiamenti. Di fronte all’impotenza delle istituzioni, si formano alcune organizzazioni internazionali che si attivano per sostenere concretamente le donne colpite dall’acido. Tra queste, la Acid Survivors Foundation che ottiene l’appoggio dell’Unicef. In Italia, a dare speranza a tante vittime è nata la Coopi, un’associazione di volontariato che si occupa dei Paesi sottosviluppati con lo scopo di raccogliere fondi per l’assistenza medica. E Smile Again, impegnata in Pakistan per fare in modo che vengano promulgate leggi a tutela della donna.
Da quando sono state intraprese campagne per sensibilizzare l’opinione pubblica, il numero delle aggressioni è diminuito. Il picco massimo di episodi registrati si è avuto proprio nel 2002. Da allora il numero è sceso: 410 nel 2003, 322 nel 2004 e 31 fino al 7 febbraio 2005. Anche in India esiste questo problema, ma finora non si conoscono dati al riguardo. In risposta al crescente fenomeno, il governo del Bangladesh ha decretato nel 1995 una legge che prevede la pena di morte per questi reati. Nel 1999 sono stati condannati alla pena capitale un giovane e i suoi tre complici per aver gettato acido su una 18enne che rifiutava la sua proposta di matrimonio. Nello stesso Paese è stata varata anche un’altra legge per controllare la vendita di acido.
Tiziana Ricci
05/03/2006
Stampa questa pagina
leggi altre notizie
indietro