I calciatori non ricordano ma si ammalano. Cosa è la Sclerosi laterale amiotrofica, la malattia che in Italia colpisce sei persone su centomila

Che relazione c'è tra l'uso di sostanze dopanti nel calcio e la alta incidenza di serie malattie che sembrano colpire molti ex-calciatori? Il pm Guariniello ha avviato un'inchiesta per rispondere a tale domanda, ma a dire la verità nel mondo scientifico tuttora ci sono molti punti interrogativi. In particolare si parla molto della anomala diffusione tra gli ex atleti del Morbo di Lou Gerigh, patologia rara (in Italia circa 6 malati ogni 100.000 abitanti), devastante e fatale.
Cerchiamo di capirne di più.
Il Morbo di Lou Gerigh (così chiamato dal nome di un famoso giocatore Usa di baseball stroncato da questa malattia), chiamato anche Malattia di Charcot, o malattia del Motoneurone, è forse conosciuto ai più come Sla: raggrinzimento (Sclerosi) della porzione Laterale del midollo spinale e perdita del trofismo o nutrimento muscolare (Amiotrofica).
In termini meno tecnici, si ha distruzione dei motoneuroni, le cellule che comandano il movimento dei muscoli, con conseguente indebolimento progressivo, fino alla paralisi. E' una patologia sporadica, che compare apparentemente a caso, e che solo nel 10 per cento dei casi riconosce una causa genetica. In circa la metà dei casi la progressione è rapida e conduce a morte in 2-5 anni, mentre grazie ai progressi nella respirazione assistita ( si paralizzano anche i muscoli che permettono di respirare), un altro 50 per cento dei pazienti sopravvive 10 anni o più; le funzioni
cognitive e sensoriali restano intatte fino all'ultimo stadio.
Le speranze per il futuro sono legate da un lato all'utilizzo di cellule staminali per sostituire i neuroni perduti, dall'altro alla terapia genetica per intervenire direttamente sul midollo.
Gli studi che mettono in relazione il calcio con la SLA riportano cifre alquanto discordanti: secondo alcuni nel mondo del pallone ci sarebbe un incremento dei casi di circa 100-150 volte la norma, secondo altri ci sarebbe un numero di casi 20 volte superiore alla media mondiale, altri scendono a valori pari a 6 volte la media.
Al di là delle cifre sembra comunque certo che l'incidenza dei casi aumenta nella popolazione degli ex calciatori, ma perché? E' colpa del doping? Al momento è quasi impossibile rispondere alla domanda. Gli studi sono pochi e poco seri. Mancano molti dati fondamentali. Ad esempio si dovrebbero conoscere con assoluta precisione le sostanze usate, in che modo erano (e forse continuano ad essere) somministrate, e le dosi precise.
Qualcuno obietta che le stesse sostanze che sicuramente circolavano negli spogliatoi pallonari di qualche anno fà giravano anche in altri sport (vedi il ciclismo, ad esempio, vera colonia del doping) che non sembrano essere toccati da tale fenomeno clinico.
Un recente studio pubblicato su Lancet Neurology ha avanzato l'ipotesi che l'abuso di farmaci antiinfiammatori possa condurre alla inibizione cronica della attività gliale, una protezione fisiologica fondamentale delle cellule nervose che potrebbe contribuire all'instaurarsi della patologia.
Altre cause possibili sarebbero da ricercare nei frequenti microtraumatismi causati dai colpi di testa (testa-testa e testa-pallone). Rod Markham, neuropsicologo australiano, ha studiato per tre anni le scatole craniche di alcuni calciatori professionisti riscontrando danni causati dai colpi di testa; la Federazione Olandese Gioco Calcio ha vietato ai giocatori di età inferiore ai 16 anni di colpire il pallone con la testa poichè è stato riscontrato che tali traumi portano ad un aumento della s-100 betaproteina, indice di sofferenza delle cellule nervose con effetto moltiplicativo nel tempo. Per lo stesso motivo dal 1996 la Federazione Hockey Internazionale ha vietato di giocare senza un casco omologato.
Di diverso avviso il professor Marco Valenti, cattedratico di Epidemiologia alla facoltà di Scienze Motorie dell'Università dell'Aquila, che a conclusione di una ricerca pubblicata sull'European Journal of Neurology che ha visto interessati 300 casi nell'atletica, basket, volley, ciclismo, sci, tennis e sport acquatici, ha affermato di non aver trovato nesso tra microtraumi e sviluppo della SLA.
L'ipotesi più suggestiva sulle cause della diffusione della malattia vede sotto accusa i pesticidi e i fertilizzanti usati per l'erba del campo di gioco. Tale ipotesi è scaturita da uno studio epidemiologico condotto in Sardegna sulla prevalenza della SLA tra gli agricoltori.
Saranno necessari anni di studio per poter arrivare ad una conclusione certa, ma soprattutto sarà necessario abbattere il muro omertoso alzato dagli stessi calciatori che si nascondono dietro ridicoli non so e non ricordo.
Ivano Migliorini
05/09/2008
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