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FADLALLAH, L’AYATOLLAH CHE CONDANNÒ L’11 SETTEMBRE
Il ritratto di uomo, un musulmano, un difensore dei diritti femminili. Una personalità complessa e articolata. Una voce sincera associata, forse con troppa facilità, al terrorismo islamico internazionale


Se nell’Islam sunnita il deismo totale inteso come l’assoluta subordinazione ad Allah è di stampo letterale, nell’Islam sciita l’antropomorfismo è centrato sull’imamato e sulla persona degli imam che rappresentano l’autorità celeste. In assenza degli imam (il dodicesimo è nascosto ed atteso) sono i grandi ayatollah ad essere i vicari (vali) degli imam e a rappresentare l’autorità celeste. Ogni grande ayatollah divenendo il marjà, ossia la guida spirituale cui ispirarsi per i fedeli sciiti dà inizio alla propria interpretazione del “ Libro Evidente” ovvero il Corano.

Con la sua interpretazione il marjà traccia anche i percorsi della pratica di vita del fedele. L’atteggiamento del Marjà, la lettura e la “interpretazione” del Libro Evidente e della tradizione letterale di solito è all’insegna della continuità e rare volte è caratterizzata dalla discontinuità. In ambito sciita, Allamah Fadlallah, come il suo predecessore Emam Musa Sadr, era uno di questi casi di innovatori e proprio per questo che con la sua morte il riformismo islamico è oggi più debole .

Con la scomparsa dell’ ayatollah Muhammad Fadlallah - avvenuta per cause naturali all’età di 74 anni - il mondo sciita perde un riformista razionalista, un difensore dei diritti delle donne e un innovatore capace di spingersi fino a rileggere certi credi cardine dello sciismo (come le sofferenze subite da Zahra figlia del profeta) fino a suscitare l’ira dei tradizionalisti. Anche se il centro del potere politico–religioso sciita rimane in Iran, con la scomparsa di Fadallah il mondo perde comunque un interlocutore autorevole e moderato per promuovere non solo il dialogo interreligioso ma anche quello politico.

L’ayatollah Fadlallah, anche se si era formato nei seminari di Najaf, era un seguace dell’islam politico della scuola di Qom e sostenitore dell’ ayatollah Khomeini fondatore della Repubblica Islamica dell’Iran. Come è noto, la tradizione dei seminari di Najaf, il cui il messaggio si perpetua fino ai giorni nostri per l’opera degli ayatollah Khoi e Sistani, essenzialmente tende alla separazione del potere temporale dal potere spirituale, dello stato e della chiesa. Fadallah era considerato il mentore degli Hezbollah senza esserne stato un membro.

Anche se era considerato il padre spirituale del movimento sciita libanese aveva conservato sempre la propria autonomia dai vertici e dai comandi militari di Hezbollah che invece si ispirano al leader supremo iraniano, l’ayatollah Ali Khamenei. Il suo nome era stato associato al “terrorismo islamico”, tanto da essere inserito nella lista nera americana delle personalità sponsor del terrorismo, ma in realtà si era opposto ai rapimenti e lui stesso era stato oggetto di vari attentati terroristici.

Anche se Fadlallah riconosceva la legittimità della resistenza contro la politica delle occupazioni d’Israele, inquadrava la guerra nel quadro di precise “regole morali e umanitarie”. Fadlallah aveva dichiarato proibite (haram) “le azioni suicida che causano il versamento del sangue degli innocenti” al di fuori dell’arena di guerra. A proposito di al-Qaeda Fadallah aveva posizioni molto chiare. Infatti quando Hamas ha definito martire Zarqavi emissario di Bin Laden in Iraq, Fadlallah aveva detto ad Osamah Hamdan, l’inviato di Hamas : “al-Qaeda nel pensiero e nell’azione opera contro i sacri versi ”.

Fadlallah, con l’ayatollah Khomeini aveva sostenuto il concetto di Velayat Fagih (sovranità del giureconsulto) il principio su cui si basa l’autorità politica della suprema guida della rivoluzione iraniana. Ma successivamente (in un’intervista al Wall Street Journal) ai tempi del successore dell’ayatollah Khomeini, si era distanziato da questo principio. In un’intervista pubblicata (M.J.Akbarin, Jaras) dopo la morte di Fadallah, dal concetto del “ governo islamico” è arrivato a riconoscere il “ governo umano”. Fadallah afferma: “In Libano abbiamo una società plurale e varia. Al posto di un governo islamico bisogna pensare ad un governo che abbia in comune con gli altri gruppi l’uomo e la sua dignità e non la legge sacra (sharia). L’Islam è più ampio della legge sacra” .

Nato nel 1935 in Iraq nella città santa sciita di Najaf, in una famiglia di origine libanesi, dopo gli studi islamici nelle scuole di Najaf era tornato in Libano nel 1966 promuovendo seminari e centri di carità. Allo scoppio della guerra civile libanese (1975-90), insieme ad altri notabili sciiti libanesi si schiera contro l’occupazione israeliana (1978-2000), ma invita tutte le fazioni della resistenza al “ rispetto delle regole etiche” e si oppone al rapimento di civili innocenti da parte delle diverse fazioni della resistenza .

Il suo ispirarsi al pensiero e all’azione dell’ayatollah Khomeini lo portano a dure prese di posizione contro la politica americana e il suo alleato israeliano, avvicinandolo di più a Hezbollah (Partito di Dio), che nasce nel frattempo sotto le direttive dell’ayatollah Khomeini, il sostegno logistico dei pasdaran e per opera degli allievi e seguaci libanesi di Khomeini proprio per resistere all’occupante. Con l’arrivo della forza multinazionale (gli Usa e gli alleati) in Libano, Fadlallah si schiera contro la presenza militare straniera , ritenuta utile al gioco d’Israele. Viene considerato da Washington come l’ispiratore dell’attacco suicida, attribuito a Hezbollah, contro il quartier generale dei marines a Beirut nel 1983 che fece 241 vittime.

Nel 1985 Fadlallah sfugge a un attentato terroristico che causa 80 vittime. La paternità dell’attentato viene attribuita alla Cia da uno dei suoi ex direttori, William Casey. Con la fine della guerra Iran-Iraq diminuisce la tensione in tutta la regione e l’ayatollah Fadallah si dedica maggiormente all’ insegnamento e alle strutture di carità. Con la scomparsa di Khomeini nel 1989 la voce di Fadallah diventa più autonoma rispetto a Hezbollah che si ispira pienamente al nuovo leader supremo in Iran, l’ayatollah Khamenei. Qui Fadallah a differenza dei tempi di Khomeini tende a separare la leadership religiosa da quella politica e distanziandosi da Khamenei riconosce la leadership religiosa dell’ayatollah Sistani e in seguito anche a se stesso.

Il grande ayatollah è una delle prime figure di alto profilo del mondo islamico ad aver condannato gli attentati dell’11 settembre, ribadendo con molto coraggio che per l’Islam è proibito (haram) versare il sangue dei civili innocenti. Fadlallah ha anche accolto con favore il discorso di Obama all’Islam, per criticarlo in seguito , quando ha percepito che la politica di Washington nella regione non avrebbe subito mutamenti significativi. L’ayatollah Fadallah anche se considerava prioritaria la resistenza contro l’Israele e contrastava la politica americana nella regione basata sul sostegno a Israele, teneva lucidamente separata la questione ebraica dalle politiche israeliane. Il suo contrastare la politica americana non era di natura ideologica ma era basato sulle istanze contingenti.

Il pensiero di Fadallah era osteggiato dai tradizionalisti del mondo islamico ma anche da quei poteri politici locali del mondo arabo–islamico che vedevano nei suoi sermoni l’emergere delle nuove istanze capaci di condurre ad un cambiamento. Dal suo “minbar” della moschea dei due Imam nella zona di Zahiyeh , alla periferia sud di Beirut, nei suoi sermoni del venerdì lanciava strali contro le politiche espansionistiche e contro chi nella regione “pratica ingiustizie” e “commette crimini”, accusando Israele e i suoi alleati, ma anche contro quegli altri terroristi che in Algeria, Marocco , Egitto, Iraq e altrove versano il sangue di innocenti civili in nome dell’Islam.

Fadallah autore di oltre settanta libri , poeta e letterato era un convinto sostenitore dei diritti femminili (anche in materia sessuale, considerata tabù) e condannava a chiare lettere la violenza domestica contro le donne , era contro le usanze del passato e giudicava, alla stregua dei crimini di guerra e del terrorismo, i crimini altrettanto orrendi compiuti da chi pratica l’infibulazione e “ il delitto d’onore”. Si era schierato contro chi impone alle donne il burqa, contro chi le costringe alla morte per non farle abortire anche quando questa sarebbe l’unica soluzione per mantenerle in vita.

Anche se l’ayatollah Fadallah in ultima analisi è rimasto fedele al quadro politico emerso dalla rivoluzione del 1979 e ai canoni dello sciismo politico materializzato nel potere che c’è in Iran, nell’ambito della sua formazione era una voce della ragione. Per quelli come Mehdi Khalaj del Washington Institute for Near East Policy che l’hanno conosciuto era un uomo accogliente e sempre disponibile al confronto e al dialogo.

Da Limes



Amir Madani
11/07/2010



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