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CARCERI, NUOVO SUCIDIO COL GAS
Il punto di Luigi Morsello, autore di ‘La mia vita dentro’


Riceviamo e con piacere pubblichiamo

Un altro detenuto suicida, di domenica sera, nel carcere di Santa Maria Capua Vetere. A denunciarlo è Donato Capece, segretario generale del sindacato autonomo polizia penitenziaria Sappe.

“Ancora morte in carcere, ancora un detenuto suicida. Ieri sera - si legge in una nota - nella casa circondariale campana di Santa Maria Capua Vetere si è tolto la vita un detenuto italiano di 40 anni, sieropositivo. L’uomo si è suicidato inalando il gas delle bombolette che tutti i reclusi legittimamente hanno per cucinare e riscaldare cibi e bevande, come prevede il regolamento penitenziario”.

“È l’ennesimo fatto drammatico - sottolinea il sindacalista - che testimonia ancora una volta l’urgente necessità di intervenire immediatamente sull’organizzazione e la gestione delle carceri, dove il numero esorbitante dei detenuti e la carenza di personale non consentono più alla Polizia penitenziaria di garantire i controlli necessari”.

IL MODUS – “Il modo in cui è morto il detenuto del carcere di Santa Maria Capua Vetere – sottolinea la nota - analogo a quello posto in essere pochi giorni fa nel penitenziario di Reggio Emilia da un altro detenuto suicida, ricorda quello di un altro ristretto morto nel carcere di Pavia qualche anno fa; episodio per cui l'amministrazione penitenziaria fu condannata a risarcire i familiari con 150.000 euro. Riteniamo che sia giunto il momento di rivedere il regolamento penitenziario, al fine di vietare l’uso delle bombolette di gas, visto che l’amministrazione assicura il vitto a tutti i detenuti”.

“Indubbiamente - prosegue il sindacalista nella sua analisi - la carenza di personale di Polizia penitenziaria e di figure professionali specializzate nonché il costante sovraffollamento delle carceri italiani sono temi che si dibattono da tempo e sono concause di questi tragici episodi”.

IL PENITENZIARIO - A Santa Maria Capua Vetere sono più di 940 i detenuti a fronte di 547 posti letto, e i due terzi dei presenti sono imputati, cioè in attesa di sentenza definitiva. I detenuti stranieri sono circa il 25 per cento dei presenti mentre le carenze di personale di Polizia penitenziaria sono stimate in circa 20/25 unità. “Bisogna - conclude la nota del Sappe - che sulle criticità penitenziarie si intervenga quanto prima e con estrema urgenza, per evitare l’implosione del sistema. E questo chiederà il Sappe domani a Roma in un incontro programmato con il ministro della Giustizia Angelino Alfano!”.(fonte Ansa)

Io non credo che si possa accettare acriticamente l'affermazione del suicidio da parte di detenuti mediante inalazione del gas delle bombolette. Il punto meriterebbe un approfondimento, in quanto la regola interna è che non si possono consegnare bombolette di gas se non innestate unicamente dal personale di polizia penitenziaria nei fornelletti tipo “camping gaz” (l'operazione inversa svuota rapidissimamente la bomboletta, rendendola inutilizzabile), regola evidentemente dimenticata da tutti. Il gas delle bombolette viene usato per “sballare”; talvolta si commette un errore (usando una busta di plastica per aumentare la concentrazione del gas), con effetti letali.

Va chiarito che, oltre il vitto che passa il convento, ai detenuti è data la possibilità di acquistare generi, vittuari e no, alla c.d. dispensa del sopravvitto, secondo un elenco di generi e prezzi gestiti da un’apposita impresa, chiamata “Impresa del mantenimento detenuti”, cui vengono appaltati la fornitura di generi vittuari crudi per colazione, pranzo e cena a spese dell'Amministrazione e la dispensa del sopravvitto. L'appalto viene fatto da ogni Provveditorato regionale dell'Amministrazione penitenziaria per lotti e con contratti pluriannuali non rinnovabili. Ogni direzione approva le tabelle del sopravvitto, ammettendo l'acquisto dei generi approvati dopo averne fatto controllare i prezzi dal proprio personale.

I generi vittuari crudi acquistati dai detenuti al sopravvitto possono essere cucinati in cella con un normale fornelletto del tipo “camping gaz” con relativa bomboletta.
Ogni bomboletta deve essere innestata dal personale dipendente, in quanto - ripeto - il suo distacco fa fuoriuscire istantaneamente il contenuto della stessa e la rende inutilizzabile per altri scopi. Altrettanto deve essere fatto per i ricambi, che non possono essere consegnati ai detenuti, e quindi accumulati, per una elementare esigenza di sicurezza.
Questa regola non viene rispettata mai e da nessuna parte.

Ne consegue che i detenuti hanno a disposizione bombolette integre in un numero imprecisato (almeno una, oltre quella innestata nel fornelletto). Aspirare quel gas è pericoloso, perché è sì da “sballo” ma può portare la morte da soffocamento, specie quando viene inalato all'interno di una busta di plastica. Quando un detenuto muore, è più facile parlare di suicidio anziché puntare l'indice sulla negligenza della struttura carceraria. Questa causa di morte non può univocamente essere addebitata a una volontà suicida, com'è evidente.

Nel carcere di Pavia il direttore “pro-tempore” che mise in funzione queste regole le faceva rispettare. Un direttore così, una “mosca bianca” fra le altre nere, è un “pessimo” esempio. Quel direttore fu rimosso. Si chiamava Luigi Morsello.


©Infinito edizioni/Luigi Morsello 2010 – Si consente l’uso libero di questo materiale citando chiaramente la fonte



redazione ilcassetto.it
27/04/2010



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